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venerdì 18 dicembre 2009

Necessaria efficienza iniqua

Anche oggi il post è di tol.ler. Ultime considerazioni sulla vicenda Copenhagen.


Ultimo giorno oggi per le raccomandazioni, bozze e orazioni a Copenhagen. E' d'obbligo che non ci si aspetti da Obama una rivelazione, una ricetta salva-ozono o altre miracolitiche del genere. I premier sono i primi a saperlo. I giornalisti sensazionalisti purtroppo saranno a bocca asciutta perchè questi sono temi lunghi e privi di colpi di scena immediati. I punti chiave sono rimasti tre e non in ordine di importanza. 1. Rilevazione delle emissioni con una unica misura per tutti. 2. Livelli di emissione da raggiungere. 3. Finanziamenti ai paesi in via di sviluppo (PVS). Attorno ad ognuno gravitano almeno due problemi ai quali stanno legati altre questioni. A parte le indifferenze medie del consumatore X, le invisibili realtà putride di aziende più che irresponsabili, c'è un dettaglio macroscopico, purtroppo di economia politica: la ricchezza nazionale. Paesi sviluppati possono essere più efficienti nel taglio delle emissioni. Quelli in via di sviluppo non possono e gridano all'iniquità. Allora si ha un conflitto tra efficienza ed equità. L'ambiente non aspetta certo i tempi della nostra geopolitica, ma fino a che punto si può ignorare giustizia per efficienza? E' più importante la dignità dello sviluppo equo o la rovina ambientale? Da dove si districa la matassa? Per farvi un'idea dei giocatori della dieci giorni di Copenhagen e cosa vogliono, eccovi un link.
tol.ler

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