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martedì 29 dicembre 2009

Sfig generation

Ho fatto un rapido calcolo oggi, dopo aver rivisto una mia ex compagna di liceo. Della mia classe, a sette anni dalla maturità, in cinque (su ventuno) abbiamo trascorso (o stiamo ancora trascorrendo) un periodo fuori dall'Italia. Un quarto, in pratica, ha lasciato l'Italia. Alcuni (come me) sono tornati (per quanto non si sa), altri a rientrare non ci pensano nemmeno. Sarà che l'Europa unita aiuta l'interscambio culturale. Sarà che oggi le compagnie low cost hanno reso semplice quello che fino a trent'anni fa pareva impossibile o quasi. O forse sarà che la nostra amata Italia sta sfornando solo una generazione di sfigati (e non per colpa nostra). Di ragazzi (anche validi) delusi che non hanno prospettive, non vedono un futuro nel proprio Paese. Dicono l'Italia è il Paese che ha accusato meno la crisi. Forse perché siamo in crisi da prima che la Crisi (con la C maiuscola) si conclamasse. Tutti fanno proclami, ma la generazione dei trentenni di oggi è ridotta una pena. I nostri genitori hanno vissuto meglio dei nostri nonni. Noi no. E a me torna in mente la lettera che scrisse al figlio Pier Luigi Celli, dg della Luiss, Figlio mio, lascia questo Paese.
al.ba.

7 commenti:

  1. facile così! scappare dall'italia e dire non ci torno più! voi avete avuto la fortuna di provare un' esperienza all'estero grazie al culo che si sono fatti i vostri genitori e poi sputate nel piatto dove mangiate....pensate che per i nostri predecessori siano state tutte rose e fiori? _pinella_

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  2. pinella! io non vedo l'ora di tornare e l'esperienza all'estero me la sto permettendo grazie al mio lavoro, lavatore di piatti e altro. chi della nostra classe ha fatto/fa esperienza all'estero? io, ale, alba, la vale, otto...poi? ale, dammi l'elenco. cmq non vedo perchè l'esperienza all'estero debba essere legata al culo che si sono fatti i genitori....si fa biglietto e bagagli e si parte, questione di mentalità.

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  3. ale, vale, chino, alba, chiara farneti: sono 5, ho sbagliato (otto non lo avevo contemplato nei 21, altrimenti ci sarebbe anche zanna).

    pino: non sputo in alcun piatto. mi piacerebbe che in italia ci fosse una situazione migliore, tutto qua. per chi ha studiato, ci sono meno sbocchi! è questa la cosa insana. i nostri genitori hanno fatto i soldi anche (e soprattutto) perché le condizioni erano migliori. se io dico: oggi cambio lavoro, non succede, perché le occasioni sono minori. è questo che contesto. ripeto, non sputo in alcun piatto, ma penso che non ci siano i presupposti per poter avere un lavoro in linea con i propri studi e le proprie aspettative. e questo, a mio parere, non è per colpa nostra, ma del periodo storico che stiamo attraversando.
    e comunque: perché restare in un Paese (anche se il tuo) se andando fuori magari ci possono essere prospettive migliori?
    al.ba.

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  4. chicco il tuo è un caso a parte te sei partito all'avventura e ti sei addattato a quello che hai trovato...gli altri invece hanno avuto un grande appoggio dai genitori e non ho niente in contrario. ale hai detto che ti piacerebbe una situazione migliore in italia ma non è andando all'estero che si risolvono le cose...chi non ha le possibilità di andarsene deve rimanere qua a cercare di campare con 800 euro al mese? secondo me quelli che hanno studiato devono avere le palle di far valere le proprie idee,devono mettere in atto quello che hanno studiato cercando di cambiare le cose che al momento fanno veramente cagare..._pinella_

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  5. ma scusate se mi intrometto...la discussione mi piace a da non italiana forse posso offrire un altro punto di vista...non si tratta di sputare sul tuo paese pinella, ma è ovvio che uscendo e vivendo un'esperienza all'estero, si conoscono nuovi paesi e anche il loro modo di funzionare. Proprio per quello, si tende a fare i paragoni. Se io mi lamento sugli stipendi spagnoli, comparandoli con quelli irlandesi ad esempio, e mi incazzo e sparo 'che paese di merda', non lo faccio per 'sputare' e basta. se mi lamento dei nostri politici, del nostro sistema giuridico, sanitario, unievrsitario (sono solo esempi) lo faccio perchè ho visto un'altra realtà, ho visto che esiste e ho visto che le cose qua non funzionano bene. Q
    uindi lotto per farmi sentire.
    Tu dici che quelli di noi che abbiamo studiato dobbiamo 'avere le palle di far valere le proprie idee': ecco. Lo faccio quando mi lamento, quando spiego che in altri posti le cose funzionano diversamente, quando provo a cambiare la situazione. Ma quando vedi che comunque le cose non le cambi, che non trovi il posto perchè semplicemente non c'è posto per tutti, quando il lavoro manca e la crisi avanza...cosa devi fare? alla fine, quello che conta (per come la vedo io) è il tuo futuro, le tue necessità, la tua realtà, e se tutto ciò lo trovi altrove e non 'in patria', perchè non andare via? perchè non provarci? onestamente, se tu ci hai provato e non ce l'hai fatta, non è che parti così, senza motivi. credimi.
    sul discorso dei genitori, è ovvio che ogni situazione familiare è diversa. ma credimi, io sono parecchio stanca di dover giustificare che 'ok, è vero, i miei mi hanno aiutato tanto quando sono partita in erasmus, anche il primo anno a bologna'. ma poi, dico io, loro possono farlo. e in più, sono dove sono e ho il lavoro superfigo che ho grazie a quello. quindi tutto ripaga. tutto torna indietro. e i miei lo sanno. valgono uguale tutte le esperienze: andare all'avventura, fare un erasmus, studiare, stage. tutto quello che fai perchè vuoi, senza essere costretto.

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  6. ru sono d'accordo con te ma io non vedo molto bello il fatto che la maggior parte dei giovani di oggi pensi "qua si sta da cazzo me ne vado"... se tutti facessero così che cosa ne rimarrebbe dell'italia? io spero che scoppi una guerra civile... _pinella_

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  7. a dire il vero non è facilissimo andarsene a provare fortuna da altre parti...bisogna essere in una situazione abbastanza difficile per decidere di andare a trovarsi un lavoro decente all'estero, perchè una volta che poi l'hai trovato può succedere che il paese stesso non ti piaccia o non riesci ad ambientarti o altro.. non è facile.
    anch'io faccio i confronti ru! ad esempio per i polacchi qui è pacchia, prendono un sacco di soldi..ed anche per me. però alcuni di loro in polonia lavoravano in un ufficio o hanno una qualche laurea, mentre qui si trovano a lavare i pavimenti...magari lo fanno per un paio di anni per raccimolare i soldi per la casa (con 80mila euro se ne comprano una in polonia, anche se minuscola)...se io facessi lo stesso lavoro in italia, e non lo farei mai, mi pagherebbero 700 euro suppongo....lasciare la patria è un sacrificio grosso. mi manca la pizzaaaaaaaaaa e la pastaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!

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